Opere di Giuseppe Melli

L’attività del professore Giuseppe Melli fu molto fervida. Severo cultore delle discipline filosofiche, scrisse numerose volumi ed opuscoli: "La filosofia di Schopenhauer", Firenze 1905; "Felice Tocco", Firenze 1911; "Il professor Felice Tocco", Firenze 1912; "Commemorazione di Pasquale Villari, letta il 16 giugno 1918", Firenze 1918; "La filosofia greca da Epicuro ai Neoplatonici", Firenze 1922; "Socrate", Lanciano 1922.


La filosofia di Schopenhauer - scarica i files


immagine opera di MelliIl testo del Melli rimane ancora oggi l'unica opera critica, ordinata e organica, che l'Italia abbia consacrata allo Schopenhauer. La filosofia del pensatore di Danzica vuole essere una continuazione della Critica kantiana, il pensiero di Kant ripensato fino in fondo. Schopenhauer mosse, nella sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, da una riflessione sui limiti della conoscenza umana orientata a recepire l'insegnamento di Kant, che considerava come il più grande filosofo occidentale di tutti i tempi, anche se poi si limitò ad accettare solo la prima edizione della Critica della ragion pura. Il Melli analizza l’opera di Schopenhauer e fa emergere come quest’ultimo sia riuscito ad assimilare i risultati della Critica kantiana ma dichiarò subito l'impossibilità di andare oltre la conoscenza dei fenomeni e cogliere la cosa in sé. Quindi accettò la difficile suddivisione tra mondo dei fenomeni fisici e quel qualcos'altro che è l'essenza delle cose. La conoscenza umana è sempre solo conoscenza di fenomeni, immagine opera di Melliche Schopenahuer, travisando Kant, definiva apparenze, e che in realtà portava a concepire il mondo stesso come una gigantesca illusione. Tutto il mondo, allora, non è altro che una mia rappresentazione: “ la conoscenza del mondo è il risultato di come io, soggetto, recepisco e mi illudo di interpretare la realtà”. Seguendo Kant, anche nella terminologia, Schopenhauer volle provare a determinare le condizioni trascendentali della conoscenza delle apparenze, ma a differenza di Kant, non si limitò alle categorie del pensiero ed alle relazioni di spazio e di tempo. Introdusse infatti considerazioni di carattere fisiologico, occupandosi in particolare della sensibilità.